Le
origini dei Liguri si perdono nella notte dei
tempi, ma di essi si sa che, varcate le Alpi
occuparono in Italia i territori che si estendono
dall’Adige alle Alpi Marittime e le valli
degli Appennini fino ai fiumi Serchio, Magra
ed Arno. Erano divisi in tribù indipendenti,
ma pronte ad allearsi contro i comuni nemici.
Venuti a contatto con gli Etruschi vennero da
essi ricacciati al di qua del Magra.
La tribù che era stanziata nel territorio
tra Portofino e punta Mesco e quindi anche
nella zona di Moneglia, era quella dei Tigullii
anche se alcuni storici affermano che sulle
alture di Sestri Levante e Moneglia abitassero
i Lapicini (abitatori di luoghi rocciosi).
Queste tribù frugali e fiere che, a
causa della povertà della regione stretta
tra i monti e il mare, conducevano una vita
seminomade, non avevano città, ma vivevano
in casolari costruiti con pietre a secco in
luoghi isolati e facilmente difendibili con
poche fortificazioni campali, preferibilmente
sulla sommità di alture (castellari).
Negli anni che vanno dal 237 al 180 a.C.
essi furono ripetutamente sconfitti dai Romani
che faticarono non poco ad assoggettarli a
causa della loro bellicosità e per
la carenza di vie di comunicazione per cui,
terminata la conquista, essi decisero di aprire
una strada tra Roma e le Gallie che fu chiamata
via Aurelia, alcune vestigia della quale esistono
ancora nella frazione monegliese del Bracco.
Ai tempi di Cesare Augusto (14 d.C.) Moneglia
faceva parte amministrativamente della IX
regio ed era menzionata nella carta dello
stato maggiore dell’impero (Musei vaticani).
Lemeglio, frazione di Moneglia, è
citata nella" tabula alimentaria",
rinvenuta nel 1747 nel piacentino con la quale
l’imperatore Traiano, morto nel 117
d.C., legava a beneficio degli orfani di Velleia
diversi fondi, paesi e borgate tra cui Lemmelius
(dove c’è il miglio).
Più tardi Moneglia (Ad Monilia), intesa
non come insediamento urbano, ma come bivio
per il pagus Monilia e quale stazione militare,
è ricordata, al tempo di Teodosio 1°
il grande (346 - 395 d.C.) nella carta stradale
comunemente detta Tabula Peutingeriana conservata
presso la biblioteca nazionale di Vienna.
La tabula si può considerare una mappa
stradale dell’impero romano, rappresenta
il mondo allora conosciuto e prende il nome
dall’antiquario di Augsburg K. Peutinger
(1465 - 1547).
Moneglia è citata in un atto di donazione
dell’anno 1033 in cui il marchese Adalberto
donava al monastero di N.S. di Castiglione
di Parma la "decima" (imposta di
1/10) sulle proprietà che deteneva
" in loci...Monelia"
Nel 641 Rotari, re dei Longobardi, saccheggiò
e distrusse i borghi della riviera di levante
tra cui Moneglia.
Sul principio del secolo XI sembra che la
frazione di Lemeglio inferiore sia stata distrutta
da un'orda di saraceni, dice la leggenda comandati
dal feroce Mugiahid, che si annidavano nella
conquistata Luni sulle rive del Magra, e che,
oltre ad uccidere quasi tutti gli abitanti
della borgata, rapirono non meno di 22 donne
e fanciulle.
Quando Genova e il suo territorio passarono
dalla dominazione longobarda a quella franca
furono creati i conti (che avevano giurisdizione
su gruppi di città o villaggi con tutte
le loro dipendenze ) ed i marchesi (che avevano
giurisdizione su aggregati di contee di confine).
Il Marchese Oberto d’Este era il capo
della marca ligure. Nel 1027 Arrigo IV re
di Germania e d’Italia confermò
i diritti dei fratelli Ugo e Fosco, figli
di Azzo, marchese d’Este sui beni posseduti
in Liguria tra cui Moneglia.
Nel 1299 Moneglia e numerosi altri paesi
contigui giurarono fedeltà ad AzzoVIII
d’Este, duca di Modena.
Dopo che Moneglia entrò a far parte
dei dominii della repubblica di Genova, nel
1173 fu decretata la costruzione della fortezza
di Monleone collocata su un poggio a difesa
della parte occidentale del paese. Essa fu
innalzata in brevissimo tempo dal console
Ingone di Flessa e gia nel 1174 fu assediata
dalle soldataglie del conte Obizzo Malaspina
che, istigato dai pisani, secolari nemici
dei genovesi, calò sul paese insieme
alle forze dei conti da Passano e di Lavagna
alla testa di 3000 fanti e di 150 cavalieri.
La guarnigione del castello resistette lungamente
dando il tempo alla repubblica di inviare
un esercito di soccorso che riuscì
a sloggiare il nemico il quale perse anche
il castello dei conti da Passano sulle cui
rovine, situate nella frazione di Crova, sembra
sia stata edificata una villa conosciuta con
il nome "La Passana."
Nel 1284 i genovesi sconfissero i pisani
nella battaglia navale della Meloria, infliggendo
loro perdite di più di 12.000 uomini
tra morti e prigionieri e pare che parecchi
monegliesi abbiano partecipato alla battaglia
imbarcati su galee armate dalla comunità
di Moneglia o dalla repubblica.
Tra i combattenti monegliesi si distinsero
Ascasera e Trancheo Stanco tanto che Genova
in segno di riconoscenza, donò a Moneglia
alcuni anelli della catena che serviva a chiudere
le bocche del Porto Pisano; questi, fin dal
1290, furono murati sulla parete esterna della
chiesa di Santa Croce, sovrastati da un rilievo
di due cavalieri che calpestano un drago e
dalla seguente iscrizione:
"IN NOMINE DOMINI AMEN MCCLXXXX OC CADENA
TULERUNT DE PORTU PISA NOV UM OC OOPUS FECIT
FIERI DOMINO TRANCHEUS STANCO DE MUNELIA"
Traduzione: " NEL NOME DEL SIGNORE COSI’
SIA.ANNO 1290. QUESTA CATENA FU PORTATA VIA
DAL PORTO DI PISA. LA LAPIDE FU POSTA DAL
SIGNOR TRANCHEO STANCO DI MONEGLIA.
Anche a Genova presero campo i partiti dei
guelfi che parteggiavano per il papa e dei
ghibellini che parteggiavano per l’imperatore
e nella riviera di levante i guelfi ebbero
la prevalenza.
In aiuto dei ghibellini intervenne Castruccio
Castracani signore di Lucca (1281 - 1328)
che si impossessò della zona compresa
tra il Magra e Sestri Levante e quindi anche
di Moneglia fino a che con l’elezione
a Genova del primo doge Simone Boccanegra
nel 1339, tutti i castelli e paesi della riviera
di levante furono restituiti alla repubblica.
Nel 1396 Carlo VI, re di Francia, si impossessò
di Genova che governò avvalendosi dell’aiuto
di nuove famiglie nobili come gli Assereto
provenienti da Recco e Rapallo.
Nel 1397 La potente famiglia dei Bertolotti
di Levanto alleatasi con i Malaspina e con
i ghibellini della zona attaccò il
castello di Monleone che cadde nelle mani
degli assalitori i quali trucidarono il castellano
e diciotto dei suoi uomini.
Moneglia fu saccheggiata ed incendiata e furono
distrutte tutte le case dei guelfi nonostante
la riscossa degli abitanti incitati da una
coraggiosa popolana, della quale non ci è
giunto il nome, che costrinsero gli assalitori
a rinchiudersi nel castello appena conquistato.
Nel 1423 il notaio Biagio Assereto divenne
cancelliere del governo genovese ed in quest’epoca
sposò la ricca Pometta di Teramo di
Moneglia consolidando così la sua già
florida condizione economica.
Nel 1425 Moneglia, mentre Genova sottostava
ai Visconti duchi di Milano, fu conquistata
dalla flotta di Tommaso di Campofregoso ex
doge ed ora signore di Sarzana ed in conseguenza
di questi eventi bellici fratricidi che terminarono
solo nel 1433, fu distrutto il campanile della
pieve di Moneglia. I più accaniti nel
volerlo abbattuto furono i frazionisti di
S.Saturnino, Tessi, Cerro e Monte per beghe,
è il caso di dire, campanilistiche.
Nel 1435 i genovesi riuscirono ad ottenere
la libertà cacciando i Visconti. Nel
1464 Francesco Sforza duca di Milano conquistò
Genova.
Nel 1477 Moneglia fu saccheggiata da truppe
dello Sforza guidate dal genovese Giuliano
Magnerri in occasione di disordini che in
quel periodo travagliavano la repubblica di
Genova, in quanto i monegliesi avevano parteggiato
per i conti di Lavagna ed essi furono anche
costretti a sborsare un taglia di 2000 scudi!
Al tempo della dominazione genovese il paese
era governato da un podestà, rappresentante
della repubblica di Genova ed appartenente
all’ordine dei nobili che vi esercitava
la giustizia civile e penale con la riserva
che, se i reati commessi avessero dovuto essere
sanzionati da pena corporale, la giurisdizione
sarebbe passata al capitolo di Levanto mentre
le pene capitali dovevano essere confermate
dal tribunale di Genova.
Dalla podesteria di Moneglia dipendevano
le ville e castelli di Lemeglio, Deiva, Mezzema
Agnora, Littorno, Scaro, Stozio, Comeglio,
Camposoprano Camposottano, San Saturnino Tessi,
Borghetto Bracco, Casale, Vallecalda, San
Lorenzo e Crova.
Sin dai tempi più antichi esisteva
a Genova una classe nobiliare costituita dai
discendenti dei cittadini più illustri
per potere e censo e nobili erano i patrizi
cioè coloro i quali erano così
chiamati in quanto padri della patria avendo
responsabilità di governo; poteva accadere
che famiglie non nobili, ma ricche e che avessero
illustrato la Patria con l’esercizio
di una professione o che ne meritassero la
riconoscenza per aver compiuto qualche fatto
egregio al suo servizio, vi fossero ascritte.
Poteva anche succedere che, in momenti d’emergenza,
potesse essere fatto patrizio chi aiutava
la Patria con considerevoli somme di denaro.
Le famiglie chiamate a far parte del patriziato
non erano tutte di Genova, ma provenivano
anche dalle altre località dello stato
e ciò è provato dal nome gentilizio
che ricalca sovente il nome della località
d’origine, come è il caso dei
Monelia trasferitisi a Genova nel 1526 quando
ne ottennero il patriziato.
Nel 1528 fu effettuata una riforma dell’organizzazione
delle case patrizie in funzione della quale
tutte le famiglie degne della responsabilità
di governo per merito, nascita e ricchezza,
anche se non nobili, vennero concentrate in
28 "alberghi", cinque dei quali
erano di parte "popolare".
Ognuno di essi aveva un proprio nome gentilizio
che doveva essere assunto da tutti coloro
che vi entravano a far parte rinunciando al
proprio. Dopo qualche anno si permise però
di aggiungere al nome legale dell’albergo
quello della propria stirpe per cui si ebbero,
ad esempio, nel 1569 un Doge di origine monegliese
che si chiamava Paolo Giustiniani-Monelia,
molti senatori (almeno 17 dal 1553 al 1621),
quattro cardinali, quattro arcivescovi e più
di venti vescovi mentre l’albergo Giustiniani
diede alla patria altri sei dogi.
Tra le famiglie che confluirono nei De Monelia
si citano i De Bocchini, un cui discendente
"Andreas de Monelia quondam Petri olim
de Bocchinis" sposò nel 1510 Caterina
figlia di Niccolò Fregoso, i Di Piazza
da cui discese un celebre giureconsulto "Paolo
Monelia olim Piazza". I Bollo nel 1561
furono ascritti all’albergo Imperiale
che diede a Genova quattro dogi e alcuni cardinali.
Altri illustri cittadini di Moneglia furono
Stefano Mutini, ammiraglio della flotta della
repubblica di Genova e prefetto marittimo
sotto papa Alessandro VI ed il figlio Lorenzo
Mutini che ricoprì la stessa carica
sotto papa Giulio II.
Il pittore Luca Cambiaso nacque a Moneglia
il 18 ottobre 1527 come Clemente Dolera nato
il 21 maggio 1501 e, pur di umili origini,
divenne ministro generale dell’ordine
dei francescani e cardinale. Dalla nobile
famiglia dei Moltedo ereditò beni il
cav. Felice Romani che, nato a Genova il 31
Gennaio 1788, ma consideratosi sempre monegliese,
si affermò come librettista presso
la Scala di Milano a partire dal 1813 scrivendo
per G.Rossini ( Il turco in Italia, 1814),
V. Bellini (I Capuleti ed i Montecchi, 1830
- Norma e La sonnambula, 1831), G. Donizzetti
(Anna Bolena, 1830 - L’elisir d’amore,
1832 - Lucrezia Borgia, 1833) e morì
in Moneglia il 28 gennaio 1865.
Nel 1549 i monegliesi chiesero al senato
di Genova di poter costruire una torre atta
alla difesa contro i corsari barbareschi;
si tratta della fortezza di Villafranca che
negli anni dal 1936 al 1939 fu adattata dalla
proprietà Burgo ad uso abitativo e
che fu semidiroccata da bombardamenti aerei
nel giugno1944. Attualmente è stata
egregiamente restaurata unitamente al parco
circostante dal comune di Moneglia che l’ha
acquisita ed adibita ad uso pubblico.Già
nel 1564 la torre contribuì alla difesa
contro i corsari che avevano attaccato anche
Lavagna.
Nel 1637 Levanto divenne sede di capitaneato
che comprese anche la podesteria di Moneglia.
In occasione della guerra di successione austriaca,
durante la quase si verificò a Genova
la rivolta contro gli occupanti austriaci
iniziata dal gesto di Balilla, Moneglia era
occupata da truppe spagnole come si evince
da un atto di morte del 1745 di un soldato
spagnolo conservato nell’archivio parrocchiale
della chiesa di S. Croce.
Il 16 settembre 1725 crollò la volta
della navata centrale della chiesa di S. Croce
causando la morte di 21 persone ed il ferimento
di altre 30.
Nel 1748 toccò ai francesi, alleati
degli spagnoli, occupare il paese e la prova
di ciò è conservata nell’archivio
di cui sopra.
Nel 1797 cadeva, ad opera dei francesi, la
secolare e gloriosa repubblica di Genova,
infatti il 14 giugno 1797 fu inaugurato a
Genova il governo democratico provvisorio
e la repubblica di Genova divenne repubblica
Ligure; nelle città e paesi venne piantato
l’albero della libertà, furono
aboliti i titoli nobiliari ed il territorio
dello stato venne diviso in venti giurisdizioni
che comprendevano centocinquantasei cantoni.
Moneglia con le frazioni di Lemeglio e S.
Saturnino costituì il settimo cantone
della quinta giurisdizione del Gromolo e Vara.
Come a tutti gli altri capoluoghi cantonali
a Moneglia fu assegnato un giudice di pace.
Nel 1803 Moneglia entrò a far parte
del cantone di Sestri Levante che fu aggregato
alla giurisdizione dell’Entella e, allorchè
Napoleone divenne imperatore dei francesi,
entrò a far parte del dipartimento
degli Appennini, le fu dato un maire coadiuvato
da un consiglio comunale, furono considerevolmente
aumentate le tasse e venne istituita la coscrizione
obbligatoria che portò molti monegliesi
a perdere la vita sui campi di battaglia di
tutta Europa.
L’undici luglio 1809, il papa Pio VII,
prigioniero dei francesi che lo conducevano
a Savona, transitò per la frazione
del Bracco fatto segno dell’omaggio
della popolazione dei paesi circostanti.
Con la caduta dell’impero napoleonico
la Liguria fu incorporata nel regno di Sardegna
e Moneglia che faceva sempre parte del mandamento
di Sestri Levante, entrò a far parte
della provincia di Chiavari.
La guerra del 1915-18 ferì anche la
cittadinanza monegliese che lamentò
37 caduti.
Nel 1924 fu completato lo spostamento a monte
della linea ferroviaria e durante gli scavi
furono trovate alcune tombe di epoca romana.
Durante la seconda guerra mondiale (1939-45)
Moneglia ebbe a subire diversi bombardamenti
aerei volti alla distruzione del ponte della
ferrovia che causarono non poche vittime tra
la popolazione civile (13- 14 giugno 1944,
24 giugno 1944, 1 novembre 1944).
Quasi tutta la popolazione si ridusse a vivere
prima nelle ex gallerie ferroviarie ora percorse
dalla strada Moneglia - Sestri Levante e,
dai primi di settembre per circa sette mesi,
nella più ampia galleria Vallegrande
della linea Genova - La Spezia.
La popolazione civile dovette sopportare anche
gravissimi lutti e disagi determinati dalla
lotta che contrapponeva i partigiani ai nazifascisti.